D’inverno a Ravenna

D’inverno a Ravenna

D’inverno a Ravenna fa un freddo boia. Anche a Milano, lo so, o a Bologna, per dire, ma dalle città di mare ti aspetti un altro tipo di freddo, qualcosa di più mite, come insegnano a scuola. Invece succede che se non ti copri abbastanza rischi di restarci stecchito.

Però in centro ci sono luci accese ovunque, e gente in bicicletta che sfreccia per i vicoli e sui sanpietrini, gente che parla a bocca chiusa per non far prendere aria gelida alla gola, con il dialetto che diventa così un altro dialetto, sempre romagnolo si, ma un po’ più chiuso, come quello dei pesaresi, ma non troppo.

Ci sono i monumenti che da secoli non badano al freddo e alla pioggia, o alla neve, delle stagione non gli interessa. Pensa ad esempio con quale convinzione deve essere stato costruito il Mausoleo di Teodorico, che da 1.500 anni resiste a qualsiasi intemperia e a qualsiasi cosa gli accada, dentro e fuori. È davvero grandioso pensare di dover costruire qualcosa con l’idea che duri per sempre.

D’inverno, a Ravenna, i giardini pubblici si riempiono di nebbia e foglie cadute, non più secche, ma vecchie e bagnate. Non scrocchiano più come in autunno, ma sono scivolose, e sono tantissime. Se le mettessi in fila, una dopo l’altra, vai a capire dove arriverei. Magari lontanissimo.

Ci sono le cioccolaterie, e i mercatini di Natale. E una meravigliosa complicità in ogni istante che accade, in ogni secondo che batte, che pulsa, in tutto quello che riempie i giorni natalizi, c’è una meraviglia precisa, intima e accogliente, calda abbastanza da farmi dimenticare del freddo e delle spiagge deserte, delle dune abbandonate e della pineta ghiacciata.

Il bello di Ravenna, d’inverno, è che non se ne sta ferma ad aspettare la bella stagione, come fanno molte altre città della costa, ma trova il modo di farsi bella, e farsi amare. Anche a Natale.

Davide Bertozzi
Credits foto: Rob Damat