Svegna in ‘tla muraia

Svegna in ‘tla muraia

Ravenna è piena di graffiti interessanti. Ci sono anche quelli bruttini, ovviamente, ma quelli con una bella storia da raccontare li surclassano. E così, proseguendo idealmente l’opera di Guido Ceroni, che qualche mese fa ha pubblicato “Sui muri di questa città” (Danilo Montanari Editore) raccontiamo anche noi qualche pezzo di storia cittadina, non attraverso i muri più famosi, ma scrutando gli altri muri.

Fino a qualche anno fa via Antico Squero finiva all’altezza di via Salona con una curva a sinistra, secca e buia, dall’asfalto spesso umido e scivoloso, data l’adiacenza al porto e alle fabbriche, dunque assai pericoloso. Tanto da meritare una scritta epica, spuntata dopo l’ennesima auto battezzata dal muro imponente, una scritta che ha resistito per diversi decenni.

Alè! Svegna in ‘tla muraia” era un monito familiare per chi imboccava via Salona, diretto probabilmente verso i lidi nord, o per chi cercava un modo per rientrare nella complessa viabilità ravennate. Vero e proprio punto di riferimento (tanto da meritare oggi una pagina dedicata sulla Wikipedia romagnola) serviva ad identificare non soltanto un sito goliardico ma anche una via (nessuno sa che quella è via Salona…), se non un intero quartiere.

Stormi di piloti hanno sbeccato le fiancate su quei mattoni, nonostante conoscessero bene la curva, e nonostante la scritta fosse ben visibile, date le dimensioni, e il bianco della vernice fosse spesso bello lucido, dato che il motto veniva coperto e poi di nuovo dipinto a salvaguardia degli automobilisti.

Agli inizi del ventunesimo secolo via Antico Squero è stata prolungata di qualche centinaio di metri lungo la darsena di città sino a via Montecatini, verso la rotonda Cipro. Il muro di “Svegna” è stato abbattuto e con esso non soltanto la pericolosità della svolta, ma anche una piccola istituzione ravennate.

Svegna in 'tla muraia

Tuttavia, essendo la curva in fondo alla strada alquanto simile alla precedente (anche se meno insidiosa) è parso naturale che sulla barriera di mattoni apparisse, solida e rassicurante, la scritta “Svegna in ‘tla muraia 2!”. La calligrafia e il tratto paiono gli stessi e la cosa è alquanto inquietante dato che la prima versione apparve quasi quarant’anni fa. Immagino che la tradizione, e l’incombenza della scritta, vengano tramandate da padre in figlio, o da fratello maggiore a fratello minore, come i mandamenti di un ordine cavalleresco o monastico, nel glorioso intento di perpetrare le sacre scritture.

Svegna in 'tla muraia

Qualcuno ha poi pensato bene di riproporre un’altra scritta sul muretto all’inizio di via Salona, accanto al luogo in cui una volta svettava il primordiale graffito. “Svegna in tlacademia” (chissà cosa vorrà dire…) di certo non ha la stessa valenza e forse non otterrà il medesimo impatto (sarebbe come sostituire con un modellino la basilica di San Vitale, qualora essa dovesse crollare), ma è lodevole che qualcuno si sforzi affinché questo angolo di memoria, e di sbandate, non venga dimenticato.

Svegna in tlacademia

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Sono nato nell’anno in cui Gabriel Garcia Marquez vinse il Festival di Sanremo, Riccardo Fogli segnò un gol incredibile alla Germania nella finale dei Mondiali e Marco Tardelli si aggiudicò il Nobel per la Letteratura. Mezzo Romagnolo (la parte di sopra) e mezzo Toscano (sotto) ho studiato Cinema e Letteratura, tra Bologna e Torino, ho vissuto a Madrid e Edimburgo, ho fatto il giostraio e l’insegnante, sono uno scout, non sono battezzato, sono un improvvis-attore e ho suonato in un gruppo punk. Oggi scrivo e mi occupo di video. Ho una moglie e un figlio che contemplo e ammiro. Viva i biscotti e la cedrata.