“Poveracce” di Daniele Strada: il mare nella Cripta dei Giardini Pensili

“Poveracce” di Daniele Strada: il mare nella Cripta dei Giardini Pensili

Forse Giovanni Pascoli le avrebbe definite myricae , come quegli “umili tamerici” mutuati da Virgilio che diedero il nome ad una delle sue più famose raccolte poetiche. Così Daniele Strada, con le sue Poveracce, canta l’elegia del quotidiano con i toni sfumati di marmi, smalti e… Anche qualche fluorescenza a sorpresa, che fa capolino quando si spengono le luci della mostra.
Le vongole, cibo dei poveri nella tradizione romagnola, sono così arrivate al cuore dei Giardini Pensili della Provincia il 19 settembre e ci resteranno fino al 2 novembre di quest’anno: sono immerse nella sabbia dentro un pulvino – conchiglie vere e conchiglie di mosaico – negli anfratti della Cripta, su grandi pannelli color antracite, in qualche angolo, infine ingigantite su un cavalletto, sotto un immaginario occhio di bue che le consacra oltre il quotidiano,  con tutti i crismi dell’oggetto d’arte.

E noi abbiamo chiesto all’autore di svelarci il suo lavoro, la poetica e qualcosa di personale.

Daniele Strada: quando, come e perché ha deciso di scegliere il mosaico come linguaggio artistico?

Come in molte cose che accadono nella vita, la fatalità è stato il vero motivo per cui ho iniziato a fare mosaico. Avendo il padre decoratore ed essendo affascinato dai pennelli e dalle vernici che usava per il suo lavoro alla fine delle scuole medie avrei voluto frequentare il liceo artistico, ma dato che ero scarso in matematica i miei insegnanti avevano consigliato ai miei genitori l’iscrizione ad una scuola meno impegnativa, come l’Istituto d’Arte per il Mosaico, e in quel periodo il parere dei professori era molto importante.

Quando sono entrato all’Istituto d’Arte non sapevo neanche cosa fosse un mosaico e a dire il vero non è che il mio interesse per l’arte musiva sia aumentato nei cinque anni di studi, sino al punto che una volta entrato all’Accademia di Belle Arti ho scelto l’indirizzo di pittura, certo di non dover mai più tagliare una tessera.
Ma come per i vecchi mosaicisti della scuola ravennate, fare mosaico all’inizio è stato un modo per guadagnare qualche soldo collaborando con lo studio Signorini e la Cooperativa mosaicisti. In seguito ho capito che il mosaico ha potenzialità artistiche inespresse per via del suo rapporto di sudditanza con l’arte contemporanea, ed in particolare con la pittura da cui ho iniziato la mia ricerca.

Cos’è per lei la “timida bellezza” del quotidiano che ispira anche Poveracce?

Con questa espressione intendo tutto ciò che è, e non che appare. Tutti i miei lavori hanno la costante di prendere in esame degli aspetti quotidiani, in minimi ed apparentemente insignificanti particolari. Situazioni che vediamo tutti i giorni, ma che per mille motivi non cogliamo con la giusta sensibilità.

“L’eternità” del mosaico per lei è solo un dato materiale, legato alla resistenza fisica delle opere, o riguarda anche aspetti simbolici?

È forse un retaggio della famosa frase attribuita al Ghirlandaio, ma che nei miei lavori rappresenta una sorta di glorificazione del soggetto proposto, un particolare fragile e quasi invisibile diventa pietra, vetro per sempre.
La cosa più affascinante è che quando realizzo un mosaico posso utilizzare pietre e marmi più vecchi di quelli che usavano greci o romani e mi avvicino al concetto di tempo e quindi di eternità.

Come si è evoluta nel tempo la sua ricerca artistica?

È il frutto di continue sperimentazioni poetiche e tecniche: la fotografia, la pittura, la ceramica, il restauro ed il mosaico sono possibilità espressive che grazie ad importanti collaborazioni con artisti ho cercato di affinare.
Tutti i miei lavori partono da suggestioni visive minimali che cerco di fermare con la fotografia, poi avviene un passaggio intermedio che è quello del disegno e della pittura, infine la scelta del supporto e conseguente rapporto con lo spazio.
Se il lavoro procede con la giusta spinta dinamica, arrivare al mosaico è cosa naturale, altrimenti tutto si ferma prima. L’idea deve progredire per “meritare” il mosaico: non essendo un “fondamentalista della tessera”, penso che non tutto debba essere realizzato musivamente.

Il rapporto tra Strada artista e Strada insegnante

Il lavoro di docente all’Accademia di Belle Arti di Ravenna (più di 20 anni!) è in stretto rapporto con la mia attività di artista, poichè cerco di dare agli allievi il meglio di quello che so, senza risparmiarmi, anche perchè ho il ricordo di quanto poco mi hanno lasciato i miei  insegnanti: tutto quello che ho imparato è stato frutto della mia curiosità.

Lavorare all’Accademia è stimolante, perchè si ha a che fare con persone di capacità ed esperienze diverse con cui cerco di instaurare un rapporto individuale; non sempre ci riesco, ma cerco di fare del mio meglio e a volte vedo i frutti del mio lavoro. Negli ultimi anni molti dei miei ex allievi hanno avuto riconoscimenti importanti e questo non può che farmi piacere, perchè vuole dire che siamo sulla strada giusta per creare un nuovo percorso musivo contemporaneo.
Devo però constatare che le cose che propongo ai miei allievi con ironia e gusto sperimentale, dove sbagliare fa parte del percorso, a volte vengono fraintese, non tanto dai ragazzi, ma da una nuova figura di “critici specializzati in mosaico contemporaneo” che rischiano di bloccare, o quantomeno ritardare, lo sviluppo poetico e tecnico dei giovani allievi.
Non basta usare materiali non convenzionali per essere accattivanti e contemporanei, ma fortunatamente sono certo che con il tempo i giovani artisti capiranno: anch’io 30 anni fa partecipavo a mostre di mosaicisti “tradizionali” con opere che al posto delle tessere avevano maccheroni…

Cosa sta preparando per il futuro?

Lavori che hanno come soggetto gli asfalti di strade e marciapiedi, ma sono ancora allo stadio fotografico e non è detto che arrivi sino al mosaico: il percorso è ancora lungo.
Nel mese di ottobre ho una serie delle mie “librerie da viaggio” esposte a Mably, mentre le Poveracce sono state richieste a Paray Le Monial.
Va detto che all’estero il mosaico ha più mercato che in Italia… Ma qui il discorso diventa lungo e complesso.

Daniele Strada - artista

Info

Dove: Cripta Rasponi e Giardini Pensili del Palazzo della Provincia
Quando: tutti i venerdi, sabato e domenica dalle 10.00 alle 18.00.
Ingresso: € 2,00

Credits: ringraziamo Ravennanotizie per la concessione delle immagini di questo post.

 

Author

Nata sorridendo, e in ritardo, nel novembre ’76: da allora mai stata puntuale e sempre di facili entusiasmi. Cresciuta tra salsedine e fili d’erba, ho cominciato a scrivere da piccolissima, leggendo il Resto del Carlino del nonno e i fumetti nelle scatole dei Puffi da collezione. Oggi lavoro nei musei, ma non ho mai smesso di scrivere. Sono laureata in Conservazione dei BC (Storia Contemporanea) e ho una specializzazione in Didattica e Comunicazione. Adoro le arti, gli scorci inconsueti, i giardini incolti, i ruderi, i personaggi assurdi e gli oggetti del passato che hanno una storia da raccontare. Vivo in una mansarda bianca e rossa e ho imparato, dai miei gatti, a scendere dal divano solo per ottimi motivi.