Rajax, il buon calcio de noiartri.

Rajax, il buon calcio de noiartri.

Perché io mica lo sapevo di avere degli amici così “sportivamente interessanti”. L’ho scoperto per caso, qualche tempo fa, in occasione di un aperitivo al mare…

Insomma, voglio dire, tu sei in spiaggia con uno spritz in mano quando, improvvisamente, fra una nota musicale e l’altra, ascolti i tuoi amici parlare di trasferta in Sardegna, di divise, ecc.

Allora aguzzi le orecchie, ovviamente assumendo un’espressione da finta tonta, magari fingendo di prendere quel famoso “qualcosa” dalla borsa che hai strategicamente posto vicino ad uno di loro (che sarà mai, sto qualcosa, io ancora non l’ho capito, ma ammetto che è una tattica che funziona sempre quando ci si vuole fare i fatti altrui con discrezione).

E così, ascoltando parole a caso, scopri che stai facendo l’aperitivo insieme ai giocatori del Rajax, una squadra di calcio che è l’emblema dell’amicizia e dell’equità.

Siete pronti a leggere una storia che vi divertirà un mondo? Ok, allora mettetevi comodi: si comincia!

Il Rajax è una squadra di calcio che nasce nella primavera del 1996 dall’unione fra i componenti di una squadra di calcetto, fondata 2 anni prima, insieme ad alcuni amici.

Il nome deriva dalla fusione tra “Ravenna” ed “Ajax” (la divisa degli esordi ricordava quella di entrambe le squadre) e la prima stagione calcistica risale al 1996-1997.

Ravenna Rajax soccer team

La divisa con cui si è disputato il primo campionato amatori CSI (che non è l’acronimo di Crime Scene Investigation, mi raccomando, ma quello di Centro Sportivo Italiano!) era bianca e blu, di lana (spessa un dito), veniva indossata da ottobre a giugno (i ragazzi ci tengono a sottolineare: “…con sudorazione importante!”), riportava numeri rossi e andava abbinata con pantaloncini altrettanti rossi (o meglio, ridimensioniamoci: rossi solo se possibile. Ognuno, infatti, indossava i propri e, quindi, erano tutti diversi). Anche per quanto riguarda la scelta delle ghette, libero sfogo alla creatività personale.

Ravenna - prima divisa Raja

La prima partita è stata Rajax – Melardot, 4-2 (campionato CSI – Serie B).

Sebbene il campo da gioco sia sempre stato fuori, a volte anche abbastanza lontano, il gruppo è composto per il 90% da ragazzi residenti a Ravenna. L’attuale campo da gioco è quello di San Pietro in Trento. Tuttavia, in passato, il Rajax ha giocato anche presso il Bendazzi di Alfonsine.

A parte qualche sponsor occasionale per la realizzazione delle divise (Tecnoffice, Trattoria Romagnola di Russi e Intera), i ragazzi del Rajax hanno sempre attinto ai loro averi per quanto riguarda il pagamento delle quote d’iscrizione al campionato, le tasse di gara e il campo da gioco.

Anche adesso, oltre alla quota associativa da versare ad inizio anno, ad ogni nuova partita vige il “salasso” di 5 euro per ciascun giocatore: e qui, scusate, ma devo assolutamente riportare la loro frase simbolo, pronunciata ad ogni ritorno allo spogliatoio, che si vinca o che si perda, che piova o che ci sia bel tempo: “Datemi i 5 euro!“.

I palmarès sono stati due Coppe Godoli nel campionato CSI, ma i ragazzi attendono ancora di sollevare un trofeo nel campionato ARCI-UISP al quale, attualmente, stanno partecipando, e ci tengono ad annunciare una cosa che vale per entrambe le leghe: “Mai stati in serie A!“. Perché è sempre bene essere sinceri e obiettivi nella vita. E pure nel calcio.

Per quanto riguarda gli allenamenti, c’è stato qualche intrepido componente che, nel corso dei decenni, ha timidamente provato ad organizzare un appuntamento settimanale di squadra: alla fine degli anni ’90 presso l’ippodromo, nel 2000 presso il campo parrocchiale di San Lorenzo in Cesarea e, nel 2010, nuovamente all’ippodromo.

Tutti tentativi miseramente naufragati dopo pochissime serate…e pochissimi presenti.

L’affiatamento è ricercato solo nelle partite ufficiali (le possibili giustificazioni accettate finora sono state la prima presenza di molti studenti universitari che rientravano a Ravenna solo durante il weekend e che, con il passare del tempo, sono diventati dapprima lavoratori con poco tempo libero, poi mariti e, come ultimo step, padri di famiglia).

Ora come ora, qualcuno fra i più volenterosi si allena insieme a squadre “amiche” che partecipano ad altri campionati, oppure con squadre avversarie.

Ma chi c’è, dietro a questa squadra di calcio? Chi li allena?

Beh, in casa Rajax, più che di un allenatore, è meglio parlare di “colui che prima della partita vede chi c’è e butta giù la formazione“: in questo ruolo ingrato si sono avvicendati gli impavidi Piero, Giuseppe, Marco e, almeno per ora (ma forse per sempre), di nuovo il buon Piero.

Ogni anno, in passato, la squadra contava 22-25 giocatori fissi. Includendo anche le “meteore”, che comparivano solamente in 1 o 2 partite, si arrivava fino a 35 tesserati.

Nella rosa attuale troviamo Piero, unico fondatore rimasto nonché presidente, allenatore e organizzatore di cene (ma giocatore solo ogni tanto); Simone, capitano di lungo corso nonché motivatore della squadra; Massimiliano Il bomber” (urge una precisazione: quando giocava seriamente a calcio, era difensore centrale); Giacomo, tuttofare sia in campo che fuori; CiroIl redento“, arrivato al Rajax dopo anni trascorsi insieme all’acerrima rivale Santa Maria in Porto; Francesco Maria, detto “C’è” per via della sua abitudine a rispondere così alle mail di convocazione alle partite; “TigerAndrea (il perché venga soprannominato così risiede, mi dicono, in vicende giovanili su cui credo sia meglio sorvolare per motivi di pudore); MarioPeppo“, così chiamato per via del colorito simile a Peppa Pig assunto durante la recente trasferta in Sardegna.

E ancora: Luiggggi&Elvio, gli “anziani”; GuidoIl re della fascia sinistra“; MundoIl rotto“, nonché padrone della fascia destra; LaurentIl francese“; MiriIl silenzioso“, “TackleMario Riccio, LeleSinistro di Dio“, JulioL’imprenditore“, Rajab detto “Il Seedorf de noiartri“, SalvoIl trattore” e AlanIl principe del centrocampo“.

Per completezza di informazioni, va detta una cosa: nel Rajax, da sempre, tutti quelli che si presentano alla partita giocano.

Questo è facile e prevedibile soprattutto nelle gelide mattine domenicali dei mesi invernali in cui, spesso, è capitato (e capiterà ancora) di essere “contati”, mentre in primavera si raggiungono anche i 17-18 giocatori: in questo caso, al contrario di molte squadre che ambiscono a vincere, nel Rajax si effettuano sempre tutti i cambi, rivoluzionando la squadra di continuo e facendo giocare anche persone palesemente fuori ruolo.

Da qualche anno, poi, questa equità è diventata a dir poco matematica. Vige un “turnover scientifico”: ciò significa che ognuno (escluso il portiere) gioca lo stesso numero di minuti durante l’anno e che le sostituzioni, pertanto, sono programmate prima della partita, in barba a modulo di gioco, abilità dei singoli, risultato della partita in corso, ecc.
Per quanto riguarda l’aspetto dell’amicizia, beh, ci si ritrova almeno un paio di volte all’anno per le cene. E spesso il sabato pomeriggio si fa l’aperitivo dopo aver giocato, ridendo e scherzando indipendentemente dal risultato della partita.
E poi, ammettiamolo: la gita in Sardegna che è stata organizzata in giugno per festeggiare il ventennale della squadra è un chiaro esempio di quanto stiano bene tutti insieme, no?

Insomma, amici lettori, questo è il Rajax, sinonimo di genuinità e di amicizia.

Rajax soccer team in trasferta

PS: notare la “n” di troppo in Sardegna. Ovviamente è un errore, ma la squadra ci tiene particolarmente a mantenerlo tale, perché offre un tocco di romagnolità.

 

E come si dice in Romagna…

“E’ ciapa néca int un fër infughì” (“Prende anche in un ferro rovente”) – si diceva così di chi aveva l’abitudine di prendere tutto quello che gli capitava sottomano.

Author

Un termine che mi descriva al 100%? Multitasking. Sono solita dividermi fra una moltitudine di attività: lavoro, scrittura, progetti di qualsiasi natura, allenamenti in bici, in poche parole: non sto ferma un attimo, non ne sono capace! Adoro mettermi alla prova, fare mille cose diverse e ricercare tutto ciò che stimola la creatività. Laureata in Scienze Naturali e in Ecologia Applicata, dopo alcune esperienze lavorative all’estero e il conseguimento della qualifica di Tecnico Ambientale, ho deciso di vivere e di lavorare nella mia città natale, Ravenna. Di cosa non posso fare a meno? Degli affetti sinceri, di una sana risata e di una connessione Wi-Fi che mi consenta di scrivere sul mio blog…e adesso anche su DiRavenna!