Otto scavi archeologici recenti a Ravenna

Otto scavi archeologici recenti a Ravenna

Ravenna è stata tra la fine del mondo antico e gli inizi del Medioevo una delle più importanti città europee. La sua fama è consolidata grazie ai molti gioielli dell’architettura monumentale costruiti tra gli inizi del V secolo e la fine del VI, quando è stata il modello di riferimento culturale per le città adriatiche e per i regni transalpini, ai primi passi della loro storia.

Solo grazie all’archeologia però la ricchezza di questo patrimonio inizia a configurarsi in maniera più significativa. Nella città e nel suo territorio appena s’inizia a scavare emergono tracce del suo glorioso passato.

Sono stati rinvenuti ad esempio, in pieno centro storico e in maniera del tutto occasionale, alcuni edifici d’importanza e monumentalità eccezionali. Il primo e forse più famoso si trova sotto la Banca Popolare di Ravenna e in alcune occasioni si può ancora ammirare.

Nei lavori per la realizzazione del Caveau sono emerse infatti le mura repubblicane, fino a quel momento (agli inizi degli anni ’80) solo immaginate. A lato furono rinvenute le vasche dei Bagni del Clero, un edificio termale, oggi conservato nel Museo Nazionale, legato a uno dei più prestigiosi centri del potere altomedievale e cioè il Palazzo del Vescovo.

A questo complesso è collegato un terzo rinvenimento sensazionale (nel 2004-2005) e poco considerato dalla nostra città, cioè la Via Porticata, scoperta lungo l’asse di Via Mariani-Gordini-Gardini, che doveva costituire una elegantissima cornice architettonica alla strada che collegava il Palazzo Vescovile con il Palazzo Imperiale, all’estremità opposta, nell’attuale via di Roma. Nel percorso si attraversava il Po grazie a un ponte coperto, simile a quello che oggi arricchisce le visite a Firenze.

Pochi anni dopo, vicino a uno dei monumenti-simbolo della città, il Mausoleo di Teoderico, è stato scoperto e in parte restaurato il Faro della città e il monastero che aveva inglobato la tomba del re ostrogoto, S. Maria alla Rotonda. Si trovava lì, fuori dalla città, vicino a uno dei più importanti approdi portuali di Ravenna.

Poco più a sud sono stati rinvenuti, inoltre, i resti, oggi completamente sommersi dai campi, di alcuni edifici della città di Classe. Una delle scoperte più importanti è probabilmente legata alle sue difese.

Solo nel 2007 è stato riportato alla luce, per la prima volta, un lungo tratto e una torre circolare del suo circuito murario che proteggeva l’insediamento a partire dagli inizi del V secolo.

Nel 2008, invece, attraverso un’intensa campagna di analisi geomagnetiche e due stagioni di scavi è stata scoperta la basilica Petriana, a meno di mezzo metro dalla superficie dei campi arati.

A poche centinaia di metri è stata inoltre rinvenuta una delle tracce più importanti degli ultimi anni, un magazzino con tutto il suo contenuto in anfore. Si tratta di una sorta di relitto terrestre, la prova inconfutabile della ricchezza della città e della sua funzione di volano per l’economia mediterranea durante le fortune del regno ostrogoto d’Italia.

Ancora in corso di scavo e straordinaria nella sua estensione è però l’ultima delle recenti scoperte di cui voglio parlare: il monastero di San Severo in Classe. Fu costruito vicino alla basilica dedicata al vescovo ravennate, a lato del piccolo santuario presso cui fu sepolto. Ospitava un’imponente comunità di monaci e competeva con le altre abbazie benedettine per ricchezza e prestigio, come dimostrano gli scavi su cui lavorano 80 studenti dell’Università di Bologna.

Nei resti di questo complesso monastico si trovano tracce del forte ruolo politico e culturale che Ravenna mantenne ideologicamente anche nei secoli centrali del Medioevo a testimonianza del suo glorioso passato, ultima erede della grandezza di Roma.

di Enrico Cirelli
Dipartimento di Storia Culture Civiltà
Università di Bologna

 

Leggi anche:

Luoghi nascosti parte 3: gli scavi di San Severo.

 

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