Una Bocata d’aria

Una Bocata d’aria

Avete mai riflettuto sugli stereotipi che riportano immediatamente a un luogo? Che so: il Vesuvio per Napoli, la torre per Pisa, le colombine di mosaico per Ravenna… Bene,  allora facciamo una scommessa: ora vi invito in un posto, che evoca… Nessun luogo, ma “solo” la vacanza. E vi sfido a sedervi con la mente in un punto segnato sulla carta geografica. Perchè ha i muri bianchi della Grecia, le fibre naturali di un posto esotico a caso, le tele di cotone chiaro, una carovana rubata ai film di Kusturika, enormi audiocassette parcheggiate vicino a una consolle, le vetrate cloisonné, due pizzaioli pronti a fare volteggiare impasti senza glutine, un piccolo capanno, un golfetto con i surfisti, gli ombrelloni assortiti di una spiaggia libera vicina…

…Avete indovinato? Siamo al Boca, a Marina Romea, dove lo sguardo non si ferma contro niente che non sia il mare.

Qui sono gli oggetti che parlano delle loro storie: sono arrivati tutti in libertà, ma nessuno c’è per caso.

Una vecchia foto ci ricorda una spiaggia oggi erosa dall’acqua, fermando il tempo a metà strada tra il ristorante aperto negli Anni ’50  – “Il cacciatore e il pescatore” – e il nome che forse non avrebbe dovuto abbandonare mai, il “Corto Maltese”, un pub degli Anni ’80 che in molti ricordano con nostalgia.

Ma la sua strada non si poteva fermare: nel 2001 è una spiaggia della Costa Rica, colorata dalle tavole da surf, ad ispirare una nuova svolta, fino all’attuale gestione, subentrata nel 2006 che, da Boca Barranca, abbrevia il nome semplicemente in Boca, in spagnolo “foce”.

Da allora è cominciato un percorso di epurazione dalle mode e da qualsiasi canone localistico che non credo troverà mai battute d’arresto. Una pura evocazione di libertà ed eclettismo che si specchia nelle architetture in continuo restyling e nella programmazione degli eventi. Perchè qui si parla anche di ufo e alieni, o di astrologia, di libri e musica di tutti i tipi, senza pregiudizi e senza autolimitazioni.

Si mangia pesce, si mangia vegano, si mangiano le pizze; si bevono favolosi centrifugati fatti con l’estrattore, un curioso marchingegno che preserva le proprietà di frutta e verdura, miscelandone alla perfezione tutte le proprietà nutritive (provate assolutamente l’Alcalino, un riuscitissimo sposalizio di finocchio, mela verde, sedano e lemongrass).

Al Boca trovano posto tutti, ma negli ultimi otto anni sono spariti quotidiani, caramelle e giochi di plastica per i bambini, perchè si può staccare anche dalla realtà – se si vuole – e perchè i bambini possono giocare con la sabbia, come una volta.

Ancora: c’è rispetto per la pineta, c’è un concorso Instagram, ci sono dj set e live… E poi c’è quella che ho subito individuato come la vera star del posto.

Se ne sta in disparte, artigianale e colorata come i trenini di legno nei vecchi film americani su Babbo Natale. E vecchia lo è anche lei, con la sua anima di fine Ottocento. Una piccola carovana densa di storia che apparteneva al trisavolo dell’attuale proprietario, e che ha fatto tanti chilometri quando arrivava la stagione della transumanza. Dalle colline si scendeva verso le saline a fare la stagione: il pastore raccoglieva il sale, mentre le pecore brucavano quell’erba fresca che faceva il formaggio più buono.

La carovana si è poi fermata tanti anni, parcheggiata a Castiglione di Ravenna a casa della figlia dei pastori (la nonna del proprietario) e trasformata in deposito per carburanti. Poi un bel giorno un carroattrezzi l’ha trasportata qui, dove rivestita a festa, ma ancora con il cuore di un carretto militare, ha cominciato a distribuire birre fuori dai brand, abbinandole alla musica rock, alle tajine berbere e a tutti i pensieri di libertà che può ispirare questo posto senza tempo, immerso in un bagno di pennellate bianche come le falesie di Monet.

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Author

Nata sorridendo, e in ritardo, nel novembre ’76: da allora mai stata puntuale e sempre di facili entusiasmi. Cresciuta tra salsedine e fili d’erba, ho cominciato a scrivere da piccolissima, leggendo il Resto del Carlino del nonno e i fumetti nelle scatole dei Puffi da collezione. Oggi lavoro nei musei, ma non ho mai smesso di scrivere. Sono laureata in Conservazione dei BC (Storia Contemporanea) e ho una specializzazione in Didattica e Comunicazione. Adoro le arti, gli scorci inconsueti, i giardini incolti, i ruderi, i personaggi assurdi e gli oggetti del passato che hanno una storia da raccontare. Vivo in una mansarda bianca e rossa e ho imparato, dai miei gatti, a scendere dal divano solo per ottimi motivi.