Frittate romagnole: in cucina con Angela Schiavina.

Frittate romagnole: in cucina con Angela Schiavina.

La frittata è un piatto il cui ingrediente principale è costituito da uova sbattute.

In base a ciò che si aggiunge in fase di preparazione, la frittata assume un sapore diverso e può essere consumata quale contorno, secondo piatto o dessert.

Ci sono diversi modi di dire legati a questa pietanza: chi non conosce il termine “Ormai frittata è fatta” per indicare che è stato commesso un guaio? E quante volte abbiamo detto “Eh no, adesso non rivoltare la frittata!” per impedire a qualcuno di cambiare le carte in tavola durante una discussione?

Questo piatto ha trovato spazio anche al cinema: ne “Il secondo tragico Fantozzi”, la frittata di cipolle, accompagnata da birra fredda (e dal mitico rutto libero!), diviene il simbolo di un’anarchia consumata all’interno delle mura di casa.

Forse non tutti sanno che nel 1987, a Carcacia di Padròn in Spagna, il cuoco Antonio Rivera Casal preparò una frittata con 5000 uova, 150 litri di olio e 499 kg di patate (della serie: “Ce n’è per tutti”).

C’è chi la frittata la prepara comodamente a casa propria…e chi invece alza la cornetta, prende appuntamento, si veste di tutto punto e, alle 15:00 di un afoso martedì pomeriggio di luglio, suona il campanello di casa di una nota chef: Angela Schiavina.

Perché è importante partire con il piede giusto, se si vuole fare bene le cose.

La Schiavina inizia il suo percorso lavorativo negli anni ’70 in qualità di industrial designer, dedicandosi, successivamente, all’arredamento e alla ristrutturazione d’interni con un occhio attento al design e alla cura dell’artigianato di alta qualità.

Poi la decisione di prendere in mano le redini dell’azienda agricola paterna e di dare libero sfogo a tutta la sua creatività culinaria attraverso corsi di cucina, preparazioni gastronomiche e attività di catering che porta avanti tutt’ora.

Da oltre 30 anni, la Schiavina insegna l’arte della cucina intesa come capacità di decorare, di abbinare i vini giusti ai piatti giusti e di apparecchiare la tavola seguendo certe regole di stile.

Perché anche l’occhio vuole la sua parte. E lei lo sa.

Ravenna - storie di cucina romagnola - Angela Schiavina

E lo sanno anche tutti coloro che hanno partecipato al Pranzo in onore del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II presso la Biblioteca Classense di Ravenna, così come tutti i 700 invitati al ricevimento a Bologna per il Re e la Regina di Spagna e i partecipanti al 25° anniversario della ditta Cremonini con Luciano Pavarotti.

Giusto per citare qualche nome.

E poi arrivo io, in un caldo pomeriggio d’estate, con la mia camicetta verde a mezze maniche, un paio di pantaloncini corti e il sorriso smagliante di chi ha compreso una grande verità: se voglio trovare marito entro un tempo ragionevole, bisogna che impari a cucinare. E alla svelta.

Con me c’è anche la mia cara amica Sara Baraccani in qualità di fotografa. Lei sa fare, a cucinare, e infatti un marito ce l’ha, a differenza di me che vado avanti a pizze da asporto e insalate miste.

È proprio vero che c’è un perchè a tutto, nella vita.

Scherzi a parte, ci rechiamo a casa Schiavina per parlare insieme a lei di cultura gastronomica. In fin dei conti, Bartolomeo di Costantinopoli non ha tutti i torti quando afferma che “la tradizione non si comprende come una continuazione di usanze, di costumi, di modi e di insegnamenti, ma come trasmissione di vivo vissuto”.

Noi siamo a casa della chef proprio per questa ragione: per carpire il “vivo vissuto”.

La Schiavina ci accoglie nella sua dimora, bella e accogliente. E sul tavolo della cucina ci sono tutti gli ingredienti necessari per preparare insieme un’ottima frittata ai fiori di zucchine.

Figlia di un’artista casalinga e di un ingegnere agricoltore, la Schiavina eredita la passione per il cibo dalla madre, dalla quale acquisisce la cultura della cucina del recupero e la tradizione del vissuto.

Negli anni ’70 trascorre molto tempo all’estero, avvicinandosi alle scuole di cucina inglesi e francesi.

Il passaggio dal mondo del design e dell’arredamento a quello gastronomico avviene nel 1986 attraverso l’apertura del suo laboratorio di gastronomia per l’organizzazione di catering.

Un mestiere difficile e poliedrico, quello legato all’arte culinaria, in cui convivono ricerca, creatività e creazione.

“La cucina è qualcosa che si crea con la mente e con le mani, e ogni piatto racchiude un ricordo, una sensazione, un profumo, un colore, una consistenza legata ad un sapore. Il cibo è emozione e comunicazione allo stesso tempo”.

E mentre continuiamo a parlare, scopro che la mia intervistata adora gli elettrodomestici, ne comprerebbe uno ogni giorno, e ama cucinare per gli altri e un po’ meno per sé stessa. “A meno che non venga colta da una voglia improvvisa, mangio sempre fuori casa se so di non avere ospiti a tavola”.

E lancia una piccola provocazione:

“Di questi tempi si parla molto di cucina, forse anche troppo. Tuttavia, a mio parere, il cibo sta diventando qualcosa di omologato. Sono pochi coloro che osano qualcosa di nuovo, che sperimentano”.

Mi piacerebbe rivelarle che se c’è qualcuno che sperimenta, a questo mondo, quella sono proprio io: ogni piatto che preparo mette seriamente a repentaglio il rivestimento della mia cucina. E quando mi metto ai fornelli, entro ufficialmente in modalità “piccolo chimico”, mischiando spavaldamente gli ingredienti e sfidando il rischio di esplosione (forse è il caso che acquisti un estintore per la cucina).

Mentre prepariamo la frittata, ridendo e raccontandoci, Sara scatta una foto dietro l’altra.

Effettivamente è difficile non farlo: casa Schiavina è veramente un confetto in ogni suo centimetro. E c’è anche il simpatico cane di casa che, da un angolino, mi guarda sconsolato come a voler dire: “Mia cara, ti consiglio vivamente un corso di cucina della mia padrona”. Non gli si può dar torto.

Per sviare le mie scarse capacità manuali anche in fatto di semplici frittate, ne approfitto per sfatare alcuni falsi miti della cucina: alla chef pongo una serie di quesiti che cominciano tutti allo stesso modo: “Ma è vero che nella preparazione della frittata bisogna aggiungere il pan grattato?”, oppure: “Ma è vero che bisogna cuocerla su entrambi i lati?”, e molti altri “Ma è vero che…?”.

Nemmeno il buon Mike Bongiorno sarebbe stato capace di pronunciare così tante domande nell’unità di tempo…

Fortunatamente, la Schiavina sorride e risponde divertita. E io sono davvero contenta di aver trascorso questo pomeriggio tutto al femminile…e di aver fatto merenda con un’ottima frittata ai fiori di zucchine.

 

E come si dice in Romagna…

“Dàj e dàj, nénc la zvôla la dvénta àj!” (“Batti e ribatti e anche la cipolla diventa aglio!”) – a forza di insistere, possiamo riuscire a far credere ciò che non è.

 

Credits fotografici: Sara Baraccani

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Author

Un termine che mi descriva al 100%? Multitasking. Sono solita dividermi fra una moltitudine di attività: lavoro, scrittura, progetti di qualsiasi natura, allenamenti in bici, in poche parole: non sto ferma un attimo, non ne sono capace! Adoro mettermi alla prova, fare mille cose diverse e ricercare tutto ciò che stimola la creatività. Laureata in Scienze Naturali e in Ecologia Applicata, dopo alcune esperienze lavorative all’estero e il conseguimento della qualifica di Tecnico Ambientale, ho deciso di vivere e di lavorare nella mia città natale, Ravenna. Di cosa non posso fare a meno? Degli affetti sinceri, di una sana risata e di una connessione Wi-Fi che mi consenta di scrivere sul mio blog…e adesso anche su DiRavenna!