In valle con Eraldo Baldini

In valle con Eraldo Baldini

E così, un bel giorno, entro in libreria e acquisto un libro. E fin qui nulla di strano, direi che non faccia una piega.

Voglio dire, in libreria ci si va per comprare libri, mica per fare la spesa…

Bene, riformuliamo la frase: e così, un bel giorno, entro in libreria, acquisto un libro…e qualche settimana dopo mi ritrovo in valle a parlare di storia e di Romagna con l’autore di quello stesso libro!

È quanto mi è successo qualche tempo fa: io, nelle valli del Delta del Po, insieme ad Eraldo Baldini, totalmente immersa ad ascoltare i suoi intensi racconti di una Romagna che fu.

Attraverso le sue parole ho quasi la sensazione di esserci stata anch’io, in quel piccolo universo rurale colmo di personaggi folkloristici di ogni genere in cui tutti si conoscevano.

[tweetherder]Eraldo Baldini e la sua campagna. Eraldo Baldini e le sue parole cariche di cuore.[/tweetherder]

Il nostro pomeriggio bucolico si è svolto a poca distanza dall’Oasi di Boscoforte che, per coloro che non lo sapessero, è una penisola chiusa, recintata, situata all’interno delle valli del Delta del Po e sviluppata su un cordone dunoso di epoca etrusca che divide la Valle Fossa di Porto dalla Valle Lido di Magnavacca (trova l’oasi su Google Maps).

È un’oasi che si estende dall’argine sinistro del fiume Reno per circa 6 km e che è circondata dall’acqua salmastra delle Valli di Comacchio. Al suo interno è possibile ammirare conigli e cavalli allo stato brado, oltre ai cavalieri d’Italia, alle avocette, alle folaghe e a molte altre specie.

In poche parole, è una fetta di paradiso. Ed è meraviglioso poterla visitare al tramonto, quando la luce è dolce e gli animali cominciano a popolare la zona, silenziosi e indisturbati.

Per quanto mi riguarda, posso dire di aver avuto il privilegio di godere di paesaggi come questi insieme ad un grande scrittore come Baldini. E penso di poter catalogare quel pomeriggio nell’ambito delle esperienze mistiche di questi ultimi anni.

Ci sediamo all’ombra di un albero, nel totale silenzio delle valli.

Ravenna - luoghi naturali

Nato e cresciuto a San Pancrazio, in provincia di Ravenna, Baldini conosce per filo e per segno tutta la ricca storia romagnola.

“Quando ero un bambino non si viveva chiusi nelle case, bensì all’aperto. La sera, per chiacchierare, la gente si riuniva nei cortili delle case che, a quei tempi, erano aperte. Spesso le persone indigenti, d’inverno, venivano ospitate a casa di qualche vicino per riuscire a trovare un po’ di tepore. In cambio, si sedevano accanto al fuoco e cominciavano a raccontare delle storie. Era in quel momento, ascoltandole parlare, che capivo di essere il frutto di generazioni e generazioni e di non trovarmi al mondo per caso”.

“La memoria”, continua Baldini, “veniva trasmessa e tramandata anche in questo modo, e i nonni rappresentavano, in questo senso, un’immensa ricchezza. E comunque c’è poco da fare: [tweetherder]la campagna era una vera e propria scuola di formazione che ti insegnava come affrontare la vita[/tweetherder]”.

Ed è così che Baldini ritorna con la mente a quando sua madre faceva il bucato, e lui, bambino, andava a racimolare l’acqua alla fontana con una carriola e un bidoncino. Una volta che aveva rovesciato l’acqua sui panni, doveva fare nuovamente ritorno alla fontana per recuperarne dell’altra. E continuava così, fino a quando il bucato da pulire non era terminato.

Dopo aver ascoltato le parole di Baldini, mi torna alla mente una frase dello scrittore francese Pierre Sansot:

“In campagna, dopo una giornata di lavoro, gli uomini alzavano il bicchiere di vino all’altezza del viso, lo osservavano, gli facevano prendere luce prima di berlo con cautela. Gli alberi centenari seguivano il loro destino, secolo dopo secolo, ed una tale lentezza rasentava l’eternità”.

Anche nelle parole di Eraldo Baldini c’è un po’ di eternità.
I suoi racconti fanno sì che quel mondo si tramandi nel tempo, vivendo per sempre.

È ciò che fece anche Fellini con il suo poetico Amarcord, il cui titolo, già di per sé, è una rievocazione in chiave nostalgica di quella Romagna che fu: raccontando le vicende di un vecchio paese e dei suoi abitanti, in particolare della famiglia del giovane Titta Biondi, Fellini ricorda la sua giovinezza, il suo paese, le persone e i fatti che lo circondavano, il tutto accompagnato dalle dolci musiche del maestro Nino Rota.

Un mondo semplice, genuino, forse ormai lontano.  Ma che ancora oggi, a distanza di 40 anni, continua ad emozionarci.

Credits photo:
Foto di copertina: Girolamo Pipitone
Foto nel testo: Marco Monetti

 

E come si dice in Romagna…

“Andê’ a spanëla” (andare a spanella) – significa andare avanti per tentativi, un po’ “a casaccio”. Mia madre me lo ripete tutte le volte che provo a cucinare.

Author

Un termine che mi descriva al 100%? Multitasking. Sono solita dividermi fra una moltitudine di attività: lavoro, scrittura, progetti di qualsiasi natura, allenamenti in bici, in poche parole: non sto ferma un attimo, non ne sono capace! Adoro mettermi alla prova, fare mille cose diverse e ricercare tutto ciò che stimola la creatività. Laureata in Scienze Naturali e in Ecologia Applicata, dopo alcune esperienze lavorative all’estero e il conseguimento della qualifica di Tecnico Ambientale, ho deciso di vivere e di lavorare nella mia città natale, Ravenna. Di cosa non posso fare a meno? Degli affetti sinceri, di una sana risata e di una connessione Wi-Fi che mi consenta di scrivere sul mio blog…e adesso anche su DiRavenna!