1+1=1. L’arte di Marcantonio Raimondi Malerba.

1+1=1. L’arte di Marcantonio Raimondi Malerba.

L’artista è colui che esprime la propria attività nel campo dell’arte, e per arte possiamo fare riferimento alla pittura, alla scultura, alla fotografia, alla danza, alla scrittura, alla musica, ecc.

La parola arte deriva dal latino “ars” ed era sinonimo di “tecnica” finalizzata alla realizzazione di oggetti dotati di una certa bellezza.

Gli antichi greci usavano il termine “techne” per dire arte, parola che indicava la maestria nel saper produrre qualcosa.

Successivamente, nel Medioevo, “artista” divenne sinonimo di “eccellenza”, descrivendo colui che era in grado di realizzare qualcosa meglio degli altri.

L’artista ricerca forme creative di espressione estetica affidandosi a conoscenze tecniche specifiche oppure ad abilità innate.

Senza dubbio, l’arte ha come ambizioso obiettivo quello di esprimere l’interiorità dell’Uomo e di tradurla sul piano estetico.

È così che il nostro animo può essere folgorato tanto da una pittura quanto da una fotografia, da un libro o da una canzone…oppure da una scimmietta che tiene in mano un neon.

E questo, a mio parere, è uno degli aspetti più affascinanti dell’arte: la libera interpretazione.

Ne consegue che, in quella scimmietta, possiamo vederci semplicemente il connubio “animale+neon”, oppure possiamo conferirle un significato più profondo, come se si trattasse di un grido finalizzato a risvegliare le coscienze.

ravenna Marcantonio Raimondi - Art

Signore e signori, ecco a voi Marcantonio Raimondi Malerba.

Marcantonio è un artista con tutte le carte in regola: nato nel 1976 a Massalombarda, in provincia di Ravenna, ha frequentato l’Istituto d’Arte di Mosaico e l’Accademia di Belle Arti a Ravenna.

Mi accoglie nel suo studio con un bel sorriso e con una scimmietta di vinilacrilato in mano: “Ti dispiace se ci lavoro sopra, mentre parliamo?”.

È confortante constatare che anche Marcantonio è un multitasking come me…fra simili, ci si capisce decisamente meglio.

Mi parla lentamente, scegliendo bene le parole, il capo quasi sempre chino sulla sua scimmietta in fase di ultimazione.

Quando iniziamo a chiacchierare, Marcantonio esordisce parlando del mosaico, uno dei simboli ravennati: “Se ci rifletti”, mi dice,

“un mosaico può esistere anche solo accostando due tessere. In base a come le avvicini o a come le tagli non fai altro che esprimere un andamento, una relazione. Il mosaico mi ha insegnato ad aggregare materiali diversi come, ad esempio, le resine, i cementi, le colle, il legno e la calce, sensibilizzandomi sui colori, sul lucido degli smalti e sull’opaco dei marmi. Quest’arte mi ha aiutato a rafforzare una manualità concreta”.

Mentre lo ascolto parlare, osservo il suo studio e penso a quanto Giovanni Pascoli sarebbe fiero di lui. Questa considerazione trova fondamento nelle opere che mi circondano, le quali, in qualche modo, rivelano tutto il fanciullo che è in lui.

Per realizzare la sua arte, Marcantonio attinge all’amore per il mondo naturale e per tutto ciò che diverte e che è magico.

I suoi lavori trasudano ironia e giocosa provocazione e spingono l’osservatore a riflettere sull’Uomo e sul suo rapporto con la natura. Un rapporto sempre più precario, purtroppo.

È così, ad esempio, che nascono i sassi con il manico: attraverso l’applicazione di una maniglia vengono rivisitati e trasformati in un oggetto. Anche in questo caso, l’artista intende lanciare un messaggio, come a dire che l’uomo non è felice se non complica ogni cosa.

Ravenna - l'Arte di Malerba sasso col manico

Una delle passioni di Marcantonio sono le casse da spedizione. Ce ne sono diverse, in studio, e tutte diverse per forma e per dimensioni.

“Quello che vedi è un oggetto completo”, dice indicandone una in particolare, “e si può riassumere così: 1+1=1. È una cassa da spedizione che poggia su una base barocca. La cassa in sé non ha cambiato forma e l’accostamento con la base in stile Luigi XIV la trasforma in un oggetto più ospitabile all’interno di una casa. Come vedi, presente e passato si mescolano assieme. E un oggetto che era antico ridiventa nuovo”.

Marcantonio è così, osa e sperimenta senza timore. E ama rivisitare gli oggetti antichi in chiave moderna.

Sending Animals” è una delle sue creazioni di maggior successo in tutto il mondo. Anche in questo caso si tratta di casse da spedizione, questa volta a forma di animali, che diventano veri e propri oggetti di design. Anche questa volta, Marcantonio affronta il rapporto uomo-natura, lanciando un messaggio provocatorio che induce l’osservatore a riflettere sulla mercificazione degli animali.

Sending Animali sportelli malerba arte a ravenna

Ispirandosi ad artisti quali Robert Rauschenberg e Bruno Munari, Marcantonio ama l’arte povera italiana per via dei materiali e della gravità.

Per sfuggire all’omologazione e a tutto ciò che è impersonale, ha deciso di rifugiarsi nella scultura, nel classico, nel design, nel passato che diventa futuro, nell’effetto sorpresa, nell’ironia e nella provocazione, seppur giocosa. E il suo desiderio più grande è che la sua arte non subisca gli effetti del tempo.

“Penso che l’arte debba ricercare l’immortalità”, dice, “continuando a vivere per sempre tanto quanto un brano musicale. La verità è che l’arte non deve avere tempo, ciò che suscita in noi emozioni e bellezza deve ispirare gli stessi sentimenti anche fra 20 anni. Per arrivare a questo, occorre avere uno spirito poetico, una personale idea di bellezza ed una propria identità: solo così si potrà essere liberi”.

Lo ascolto in silenzio, senza aggiungere altro.

Per Marcantonio, l’ispirazione è come quando, da piccoli, dicevamo agli amichetti: “Facciamo finta che…?”, è qualcosa che nasce da una mente libera che ha sempre voglia di giocare.

Con un sorriso, Marcantonio mi rivela che quando entra nel suo studio si sente a casa. “E’ la mia stanza interiore”, dice, “il luogo che più somiglia a ciò che ho dentro”.

Guardandomi attorno penso che il ragazzo, tutto sommato, debba avere le idee abbastanza chiare sulla sua vita, perché per essere un luogo di creazione è piuttosto ordinato. Se fosse il mio studio, beh, oggi come oggi sarebbe il caos più totale!

Amo molto l’arte di Marcantonio, apprezzo i suoi lavori e tutto l’ardore che trasudano.

E mentre mi parla, rifletto su un aspetto: si può decidere di essere artisti? Oppure lo si è fin dalla nascita?

Quando pongo il quesito al mio intervistato, non ottengo una risposta ben precisa. Anche Marcantonio se lo domanda: “Sai che non lo so? Forse artisti si nasce…tu pensi che sia possibile?”. Forse sì, è qualcosa di innato.

Quello che posso dire è che Yoko Ono, da poco ottantenne, in occasione di una recente intervista ha risposto così: “Non lo so, posso parlare solo per me stessa. Ed io ero un’artista fin da quando ero nella pancia di mia madre”.

E se lo dice Yoko…

Ravenna Arte malerba marcantonio rinoceronte con sedie

 

E come si dice in Romagna…

“La fazènda la s’ingavâgna…” (La faccenda s’ingarbuglia…) – si dice quando le cose cominciano a complicarsi. Le origini sembrano risiedere nel termine “gavâgn” (“cavagno”), antica parola che indicava un cesto ottenuto con un intreccio complicato di vimini. Da qui anche il termine “sgavagnêr” (“sgavagnare”, sgrovigliare, riuscire a cavarsela in generale).

Author

Un termine che mi descriva al 100%? Multitasking. Sono solita dividermi fra una moltitudine di attività: lavoro, scrittura, progetti di qualsiasi natura, allenamenti in bici, in poche parole: non sto ferma un attimo, non ne sono capace! Adoro mettermi alla prova, fare mille cose diverse e ricercare tutto ciò che stimola la creatività. Laureata in Scienze Naturali e in Ecologia Applicata, dopo alcune esperienze lavorative all’estero e il conseguimento della qualifica di Tecnico Ambientale, ho deciso di vivere e di lavorare nella mia città natale, Ravenna. Di cosa non posso fare a meno? Degli affetti sinceri, di una sana risata e di una connessione Wi-Fi che mi consenta di scrivere sul mio blog…e adesso anche su DiRavenna!