Luoghi Nascosti pt. 1: Via Alberoni 15

Luoghi Nascosti pt. 1: Via Alberoni 15

Vi sono alcuni luoghi in città, luoghi nascosti ma non chiusi, luoghi incastonati ma luminosi, luoghi da scoprire, un po’ alla volta. Vi si giunge per caso, perché qualcuno o qualcosa ci trascina lì, e quando ci arrivi ti sembra di aver superato una soglia arcana, vivi un rito d’iniziazione, entri a far parte di una stirpe, anche se in quei luoghi non dovessi tornarci mai più. Una volta entrati si riceve un marchio, nascosto (anche quello) ma indelebile.

Ed è così che in via Alberoni 15 risiede un gruppo di artisti che occupa, da decenni, un vecchio magazzino al piano terra di uno scuro palazzo del centro città. Ne ne hanno fatto uno studio sgarrupato (ma diciamo bohémien, che suona meglio), aperto a tutti, sempre, purché vi sia qualcuno ad aprire. Il campanello all’ingresso è costituito da un fil di ferro attorcigliato che spunta da una saracinesca abbassata da anni, accanto a un cartello penzolante scritto a mano il quale recita: “Se volete visitare il mio studio tirate il filo di ferro. O contattatemi al (segue numero)”.

Dentro si passa in un altro mondo, in un’altra epoca. Sembra un manicomio abbandonato, ma non lo è. È popolato. Dal bibliotecario appassionato, al pittore rivoluzionario, dalla giovane fotografa straniera, alla ceramista invisibile, agli spiriti – e sono tanti – di chi è passato di lì e di chi passerà. Sì perché è un luogo mutevole, per struttura e occupanti, che accoglie tutti, chi vuole passare, chi vuole fermarsi a disegnare o dipingere, chi cerca un luogo tranquillo. Stanze e magazzini incastrati uno dentro l’altro, gelati d’inverno, bollenti in estate, scuri e fatiscenti ma in qualche modo raggianti, stracolmi di tele, cavalletti, pennelli, manichini, scarti di argilla, bozzetti, piccoli tesori.

In uno dei corridoi è stato ricavato un salottino, quasi un budoir, per accogliere gli ospiti, mangiare e rilassarsi. La piazzetta Matisse, al centro dell’agglomerato, ospita un giardino estivo, un palco per le rappresentazioni, le esposizioni, le performance, o quello che si vuole. Con la bella stagione si mangia fuori (e se capiti all’ora giusta può essere che ti offrano un bel piatto di pasta), si chiacchiera di tutto, si ascolta bella musica (quel giorno Johnny Cash).

Questo luogo non ha un nome, molti dicono “da Fausto”, altri vorrebbero essere “La banda di via Alberoni”, ma resta il fatto che il toponimo non c’è. E forse anche questo è il suo bello.

Prima di andare via mi regalano un bozzetto, e siccome non so dove metterlo lo infilano dentro un album su Tintoretto, che restituirò appena posso. Così avrò una buona scusa per tornare.

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Sono nato nell’anno in cui Gabriel Garcia Marquez vinse il Festival di Sanremo, Riccardo Fogli segnò un gol incredibile alla Germania nella finale dei Mondiali e Marco Tardelli si aggiudicò il Nobel per la Letteratura. Mezzo Romagnolo (la parte di sopra) e mezzo Toscano (sotto) ho studiato Cinema e Letteratura, tra Bologna e Torino, ho vissuto a Madrid e Edimburgo, ho fatto il giostraio e l’insegnante, sono uno scout, non sono battezzato, sono un improvvis-attore e ho suonato in un gruppo punk. Oggi scrivo e mi occupo di video. Ho una moglie e un figlio che contemplo e ammiro. Viva i biscotti e la cedrata.